Palazzo Velluto a Coste capitolo 3/ Corduroy Mansions ch.3

12 February 2012

[English original text copyright (C) Alexander McCall Smith 2009. Italian translation by Rob Nowell.]

3. Dee dice male degli altri

Mentre William si chiudeva il portone alle spalle quel mattino, sentì il rumore di uno che trafficava con le chiavi al piano di sotto. Non era niente di inconsueto: le ragazze, come le chiamava, avevano una serratura difficile, e se uno non inseriva la chiave all’angolatura precisamente giusta e poi esercitava una delicata pressione in su, non avrebbe funzionato. Non era inusuale, si era reso conto, che il processo di chiusura durasse cinque o dieci minuti; una volta era uscito a comprare un giornale e era tornato per scoprire una delle giovane donne sempre lì a lottare con la serratura recalcitrante.
Mentre scendeva vide che era Dee sul pianerottolo di sotto.
«Ti da problemi la chiave?» chiese con aria sbarazzina.
Alzò la testa. «Non più che normale. Pensavo di avere imparato il trucco, e poi …»
«Le chiavi sono così.» disse William. «Non vanno mai bene esattamente. Mi ricordo di una mia zia che per anni usava la chiave sbagliata. Era fermamente decisa che avrebbe funzionato, e riusciva ogni volta a forzare la serratura del suo portone. Ma ci voleva molta forza. Aveva perso la chiave giusta e infatti usava la chiave della porta di dietro. Il trionfo della fermezza sopra … beh, sopra le serrature, suppongo.»
Dee fece un passo indietro e lasciò a William trafficare con la chiave. Dopo qualche svitamento la serratura si mosse e riuscì a togliere la chiave. «Eccoci qua. Chiuso.»
Cominciarono a scendere insieme. Il Palazzo Velluto a Coste comprendeva quattro piani, se si includeva il seminterrato. William possedeva l’ultimo appartamento, le ragazze stavano sul primo piano, e al piano terra abitava il signor Wickramsinghe, un ragioniere mite e piuttosto preoccupato che nessuno vedeva tanto, ma che teneva fiori fresche in un vaso nell’ingresso comune.
«Le altre son tutte partite per il lavoro?» chiese William.
«Alcune di loro. Jo è via per qualche giorno. Io infatti ho il mattino libero, così faccio un po’di shopping prima di entrare a mezzogiorno. Caroline e Jenny sono al lavoro, se lo puoi chiamare così.»
William alzò un sopracciglio. «Da quello, suppongo che tu non lo chiami così.»
Dee tirò su col naso. «Beh, guarda Caroline. Segue quello corso da Sotheby. Belle arti. Frequenta le lezioni e gironzola per le sale esposizioni. Molto faticoso.»
«Molto piacevole,» disse William. «Ma avrà da scrivere dei temi, no? Le Prime Opere di Giotto, e roba del genere. E articoli da leggere. Il Burlington Magazine, suppongo.»
Dee non era convinta. Lavorava in un negozio di cibi naturali, l’Agenzia di Vitamine e Integratori di Pimlico. Sapeva cosa era un lavoro duro.
«E Jenny?» William chiese.
«Il suo lavoro consiste nell’uscire a pranzare, per quanto ho capito» disse Dee.
«Ci dev’essere qualcosa di più lì dentro» disse William. «Essere l’assistente personale di un deputato della camera deve implicare qualcosa. Tutte queste lettere dagli elettori. Tutte quelle lamentele sulle fognature e sui reparti di ospedali. Non devono richiedere un sacco di tempo?»
«O sì, immagino. Ma comunque sembra di avere parecchio tempo per i pranzi.»
William sorrise. «Hai incontrato il suo capo? Il deputato?»
«Oedipus Snark? Sì, l’ho incontrato una volta. È venuto da noi per consegnare dei fogli a Jenny.» Rabbrividì involontariamente.
«Non ha fatto una buona impressione?»
«Niente affatto. Un uomo orrendo. Fa paura.»
Erano ora usciti dal portone e continuavano a camminare insieme lungo la strada. William andava a piedi al lavoro; Dee si dirigeva verso la metropolitana.
«Il suo nome non lo aiuta tanto» disse William. «Oedipus Snark. È davvero sfortunato. Sa un po’ di Trollope, penserei. Come si chiamava quello cattivo di Trollope? Slope, vero? Snark e Slope sono ovviamente gemelli.»
«Creep.»
«Sì» disse William. «Quello sarebbe un altro buon nome per un cattivo: creep. Certo, questo ha di già associazioni politiche. Tu non ti ricorderai di CREEP, ma io sì. Appena. Watergate. Ti ricordi di Watergate?» Si rese conto che sicuramente non l’avrebbe fatto. Come non saprebbe niente su Winston Churchill o Mussolini; né Kenneth Williams né Liberace, peraltro. «CREEP era il nome del comitato che il presidente Nixon – era un presidente degli Stati Uniti, sai – aveva a lavorare per la sua re-elezione. Il Comitato per Re-eleggere il Presidente. CREEP era l’acronimo.» Sembrava Dee gli prestasse pochissima attenzione, ma William ci era abituato. Era tremendamente vecchio per i suoi standard. Lei aveva ventotto anni e lui era nella tarda quarantina (o meglio, nei suoi prima cinquanta, volendo essere pedanti). Era abbastanza vecchio per essere suo padre, un pensiero che lo deprimeva. Non voleva essere una figura paterna per le giovani donne che abitavano l’appartamento sottostante. Voleva che lo vedessero come un … amico. Ma era troppo tardi per quello. Per essere realistico, non c’erano abbastanza punti di riferimento fra i loro rispettivi mondi per permettere una grande amicizia. Tutto quello in cui poteva sperare era un ragionevole legame di vicinato in cui non lo trattassero con troppa degnazione.
«Come si trova Jenny con Snark?» chiese William. «Condivide la tua bassa valutazione?»
Dee diventò animata. «Sì. È proprio così. Lo odia. lo trova disgustoso.»
«Capisco.»
«Ma poi, tutti lo odiano,» proseguiva. «Pure sua madre.»
William rise. «Quello no. Le madri raramente odiano loro figli. Non è una cosa da madri. Soprattutto se il figlio si chiama Oedipus.»
Aspettò che reagisse. Ma non venne niente.
«Oedipus –» cominciò.
«Ma questa sì.» interruppi Dee. «Jenny me l’ha raccontato tutto. Non riesce a nasconderlo. Lo odia intensamente.»
«Come fa Jenny a sapere tutto quello?»
«La mamma le ne ha parlato tutto. Ha detto <Vorrei che mio figlio non mi dispiacesse tanto, ma è così. Non posso farne a meno.» Fece una pausa. «E complotta contra di lui.»
William tacque. Le madri non dovrebbero complottare contra i propri figli … e nemmeno i padri. Eppure non era proprio quello che lui stava facendo? Complottava contra di Eddie in quanto gli progettava l'esclusione dall'appartamento. Ma era diversa la cosa: non lavorava per la rovina di Eddie, solo per il suo trasferimento. Era un altro tipo di complotto, ma comunque provava un grado di vergogna nel riguardo. Eppure allo stesso tempo provava una certa soddisfazione per la pura furbizia della sua idea. Eddie non sopportava i cani, e si spaventava davanti anche le razze le più piccole e prive di minaccia. Non sarebbe stato necessario, dunque, che William si comprasse un pastore tedesco o un rottweiler: solo un terrier avrebbe servito. Se un cane arrivasse nella casa, Eddie sarebbe costretto a partire. Era un piano molto semplice e davvero piuttosto geniale.
William sorrise.
«Che c'è di buffo?» chiese Dee.
«Non tanto» disse William. «Solo un'idea che mi è venuta.»

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