4 am

18 November 2009

Mi sono svegliato alle quattro. La testa piena di pensieri che corrano in cerchi, di voci. Succede spesso. Normalmente rimango lì a letto, aspetto, magari mi riaddormento. Stavolta ho deciso di alzarmi, cercare di scrivere un pò. Forse scriverò in italiano. Forse lo metterò sul blog. Così mi indebolisco anche di più: non solo scrivo, che vorrebbe dire dare ostaggi, ma scrivo in italiano, e sbaglio in pubblico.
Vabbene. Ci siamo. Sono un quarto alle sei; ebbi problemi a collegare il computer; non ho più i pensieri di un’ ora fa.
Perché ho tanta paura di rivelarmi? Perché mi è sempre sembrato meglio passare inosservato? Sono così, ma cerco di cambiare pian piano, e penso di riuscire un pò, pian piano. Lo so bene che: primo, se non parlo, non vuol dire che nessuno mi guarda, nessuno si fa idee di come sono – non passo inosservato. Secondo, se scrivo, quasi nessuno mi leggerà. Terzo, che la gente non è in generale ostile come temo, e se mi legge non lo fa per attaccarmi.
Ieri abbiamo fatto le lezioni di inglese con Annalisa. La studente avanzata era malata, c’erano solo i tre del livello beginners. Abbiamo fatto “What’s his name? His name is John. Where is John from? He’s from London.” Et cetera. Mille volte, cambiando solo i nomi, i luoghi e his/her. Dopo una prova o due, riescono a farlo. Poi tornano a dire “What his name?” Lo so che devo essere paziente, ma mi chiedo come mai tornano in dietro. Sono duri davvero? Ero così lento io, quando cominciavo una lingua nuova? Forse no, sono sempre stato veloce mentalmente. Riesco a non mostrare l’impazienza. Quando l’azzeccano li lodo. Penso di svolgere abbastanza bene il ruolo di insegnante.

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